Il DECALOGO PER L'AMMINISTRAZIONE CONDIVISA DEI BENI COMUNI URBANI E RURALI promuove forme partecipative per la gestione e l’uso dei beni pubblici, al fine di garantire:
- la tutela sostenibile del patrimonio e contrasto al degrado;
- lo sviluppo locale sostenibile e partecipato;
- l’innovazione socio-culturale ed economica e lo sviluppo dell’inclusione sociale;
- l’amministrazione diretta dei beni pubblici e collettivi da parte della comunità di riferimento;
- la responsabilizzazione civica e il rafforzamento della fiducia nei confronti dell’amministrazione pubblica;
- la rigenerazione dei luoghi attraverso funzioni che ne definiscano l’identità per nuovi legami e appartenenze sociali.
In sostanza il Decalogo propone un metodo di approccio diverso che promuova forme di riuso e rigenerazione partecipata dei beni comuni inutilizzati, sotto-utilizzati o da valorizzare e la promozione di percorsi partecipativi per la definizione di partenariati pubblico-pubblico o pubblico-privato.
Si parte dalla Costituzione, perchè è l’art. 118 della Costituzione che stabilisce ”Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.
Parole chiave : autonoma iniziativa, cittadini singoli e associali, attività di interesse generale, principio di sussidiarietà.
Un principio dirompente che si applica a tante iniziative della cittadinanza, ma che deve essere tradotto in atti che la pubblica amministrazione possa agevolmente assumere, senza preoccupazioni o pregiudizi.
Luoghi tipici ai quali esso può essere applicato sono i beni comuni: quante volte vediamo spazi inutilizzati, sotto utilizzati o che potrebbero avere incredibili possibilità di valorizzazione nell’interesse pubblico, ma non si trova la strada per favorirne la presa in carico da parte dei cittadini, quelli di cui parla la Costituzione, singoli o associati?
In alcuni Comuni d’Italia si sono sperimentate delle belle esperienze con i patti di collaborazione e i regolamenti, ma il Decalogo di Spoleto ci insegna che sono molte di più le strade che si possono percorrere, nell’interesse generale naturalmente.
Le linee guida da cui il Decalogo prende le mosse contengono al loro interno un excursus giuridico molto completo e aggiornato, che permette anche alle Amministrazioni più scrupolose e/o timorose, di avere un proprio set di strumenti con cui affrontare le molteplici esigenze di un territorio, rispettando i principi di trasparenza e soprattutto di redditività civica.
Eh sì, perchè l’azione amministrativa nei confronti della cittadinanza non può essere giudicata solo sulla base del riscontro economico, ma nel calcolo costi-benefici, i benefici vanno calcolati sempre dal punto di vista dell’interesse genrale. Quanto è importante nel calcolo costi-benefici avere in una frazione un centro di comunità che funziona o un campo sportivo ben organizzato? Quanto vale un infopoint turistico gestito da volontari in aree cittadine dove i turisti vagano generalmente alla ricerca di informazioni? Come si misura la redditività di una palestra di boxe che toglie i ragazzi dalla strada in un quartiere a rischio?
Il Decalogo indica per tutto ciò gli attori istituzionali e sociali coinvolti, i percorsi e gli strumenti operativi e amministrativi atti a favorire la collaborazione attiva tra cittadini, associazioni ed enti locali, la partecipazione alla gestione condivisa e alla valorizzazione dei beni comuni emergenti, la promozione di processi di rigenerazione urbana e rurale sostenibile del territorio.
Tra l’altro il Decalogo ha riscoperto uno strumento che da anni giaceva nello Statuto Comunale, senza che in questi anni venisse mai tirato fuori dal cassetto e utilizzato: il “Forum Civitatis“(art. 19, comma 3 dello Statuto del Comune di Spoleto), l’assemblea cittadina (se vogliamo, dal sapore antico, ma sempre attuale) che assicura l’interazione tra cittadinanza, organizzazioni territoriali e Amministrazione. Uno strumento che può garantire confronto, monitoraggio e valutazione delle operazioni intraprese.
Sia che si tratti di gestione di un servizio che di uso di uno spazio pubblico, finalizzato all’interesse generale, il Decalogo ci fornisce gli strumenti. Poi ognuno ha il suo ruolo: la comunità che deve far emergere quelli che sono i beni comuni di interesse generale; la Giunta comunale che analizza e inserisce tali beni in un Repertorio dei beni comuni, la lista degli oggetti sui cui far convergere i processi partecipativi, da allegare ai bilanci di previsione; i cittadini che intervengono nei laboratori di cittadinanza e nei processi partecipativi; il Consiglio Comunale che è tenuto ad approvare il Decalogo e seguirne l’implementazione; l’Ufficio di partecipazione, che dovrà fornire un supporto professionale e organizzativo ai processi partecipativi; l’Unità per la promozione civica, composta da animatori territoriali, cittadini volontari e rappresentanti del terzo settore, con il compito di stimolare la partecipazione attiva (un organismo nuovo, davvero un esempio di innovazione sociale).
Troppe volte vediamo che la partecipazione viene sbandierata dagli uni e dagli altri, chi per sostenere una scelta assunta chi per contestarla. Con il Decalogo la strategia partecipativa diventa non un’azione da compiere una tantum, ma un modus operandi stabile, normale, continuativo, riconosciuto nel DUP (documento unico di programmazione del Comune) come nei Bilanci di previsione
I Community Lab o i Laboratori di cittadinanza sul territorio potranno produrre orientamenti e repertori di proposte; organizzare giornate dedicate ai beni comuni e all’innovazione; favorire l’emersione di idee e capacità, la rilevazione dei fabbisogni e l’esplicitazione delle risorse inespresse.
Inoltre il Decalogo prevede anche in ambito concessorio e appaltistico, sempre nel rispetto dei principi di trasparenza, equità e parità di accesso, l’applicazione di accordi negoziali e di cooperazione come strumenti ordinari e non più sperimentali. In quest’ottica si prevedono una serie di strumenti (una “cassetta degli attrezzi”) quali:
Concessioni e gestioni tradizionali;
Comodati e accordi di cooperazione per progetti temporanei o di piccola entità;
Modelli innovativi tra cui :
Accordi negoziali tra Comune e organizzazioni civiche;
Uso civico e collettivo: gestione diretta del bene da parte di una comunità;
Partenariato Sociale o Speciale Pubblico-Privato (ai sensi del D.lgs 36/2023 e del Codice del Terzo Settore).
Una piccola grande rivoluzione culturale che ha faticato ad affermarsi, ma che potrebbe diventare una bandiera per il Comune di Spoleto, così come regolamenti e patti di collaborazione lo sono stati per il Comune di Bologna.
A Spoleto ci sarebbe un ulteriore importante valore aggiunto: 20 giovani funzionarie e funzionari comunali che hanno partecipato al Master per “Esperto in progettazione e gestione di politiche e processi partecipativi” dell’Università di Perugia, garanzia dell’avanzare di un nuovo personale amministrativo, con una visione ampia e partecipativa, non autoreferenziale o difensiva.
Oltre a ciò esiste una rete associativa, quella del comune di Spoleto, fatta da decine di organizzazioni di attivismo civico, siano essi Enti del Terzo settore che no: un capitale sociale enorme che non va sprecato, ma posto al servizio del bene comune.
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Per Cittadinanzattiva Regione Umbria APS il progetto è stato coordinato dall’esperto in processi partecipativi Alfonso Raus Per il Comune di Spoleto il progetto è stato coordinato dalla Dirigente Comunale Stefania Nichinonni COMITATO PATROCINATORE per la stesura delle Linee Guida Werther Albertazzi Attivatore territoriale, Planimetrie Culturali (Bo) Giovanni Campagnoli Esperto di project management, docente di economia, autore di: Riusiamo l’Italia. “Da spazi vuoti a start up culturali e sociali.” Luca Canessa Segretario generale del Comune di Grosseto Veronica Dini Avvocato, Ass. Circola - cultura, diritti e idee in movimento (MI) Luciano Gallo Avvocato amministrativista Walter Ganapini Scienziato, membro onorario del Comitato scientifico dell’Agenzia Europea dell’Ambiente Massimo Marchetto Presidente Consorzio Factory Grisù (FE) Giuseppe Micciarelli Giurista, Università di Salerno |

