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Sanità digitale in Umbria: il Fascicolo sanitario Elettronico (FSE) un potenziale inespresso?
La sanità digitale in Umbria è un percorso avviato, ma non privo di ostacoli. La linea della Regione, pur
essendo orientata a fare della digitalizzazione una leva del nuovo piano socio-sanitario, si confronta con
una realtà complessa, dove l’ambizione degli investimenti del PNRR si scontra con una diffusione ancora
limitata degli strumenti disponibili da parte degli utenti.


Ad oggi, sono ancora troppo spesso pazienti e caregiver a dover ricomporre le informazioni frammentate
dei servizi sanitari. Gli investimenti nella sanità digitale, seppur ingenti, potranno produrre un impatto
significativo solo se i cittadini verranno resi protagonisti nell’utilizzo delle nuove tecnologie e messi in
condizione di sfruttarne appieno le opportunità.
L’attuazione di questo ambizioso progetto non sarà priva di sfide; molti umbri, infatti, non sono ancora
a conoscenza dell’esistenza di strumenti fondamentali come il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), della
nuova App “Umbria Facile” o del CUP online per le prenotazioni di visite ed esami. In più, pochi sanno
che presto potranno caricare autonomamente nel proprio FSE informazioni rilevanti sulla propria salute,
come il diario della glicemia o le misurazioni della pressione, arricchendo così il quadro clinico
disponibile mediante il proprio taccuino personale.

Analizzando i dati del Ministero della Salute (gennaio-marzo 2025) sull’FSE, l’utilizzo da parte degli umbri
si attesta al 4%; un dato scoraggiante se confrontato con la media nazionale (21%), trainata da regioni
“virtuose” come l’Emilia-Romagna (65%) o il Veneto (25%). Persino la Calabria (6%) supera la nostra
regione, mentre le Marche registrano un desolante 1%. In Umbria, solo circa 1 cittadino su 3 (29%) ha
espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti sul FSE. Fino a maggio 2020 e poi
nuovamente negli ultimi mesi del 2024, era ancora possibile opporsi al caricamento dei dati antecedenti
al 2020 nel proprio Fascicolo Sanitario Elettronico. Tale dato solleva seri interrogativi sulla reale
consapevolezza e fiducia delle persone verso lo strumento.
Un aspetto parzialmente positivo riguarda i Medici di Medicina Generale (MMG) e i Pediatri di Libera
Scelta (PLS): il 100% di loro ha effettuato almeno un’operazione sul FSE, probabilmente legata alla
compilazione del Profilo Sanitario Sintetico dei propri assistiti. Questo dato, pur incoraggiante, mette in
luce una disparità: se per cittadini e MMG/PLS si monitora l’accesso effettivo, per i medici specialisti delle
aziende sanitarie il dato disponibile si limita alla percentuale di abilitazione alla consultazione del FSE
(anch’essa al 100%). Non è chiaro, infatti, se tale abilitazione si traduca in un utilizzo sistematico (presa
visione dello stato di salute del paziente o alimentazione dello strumento con referti di visite ed esami).
Il rischio è che la semplice abilitazione non corrisponda a un utilizzo diffuso, lasciando il FSE un
contenitore parzialmente vuoto o sottoutilizzato.

Perchè il percorso tracciato sia efficace, è fondamentale migliorare l’alfabetizzazione digitale e la
consapevolezza dei cittadini riguardo all’utilità del FSE. Fare “cultura digitale” solo tra i professionisti
sanitari, seppur necessario, non è sufficiente a migliorare l’attuale situazione. Occorre offrire supporto
pratico per l’attivazione e l’utilizzo del FSE, prevedendo anche meccanismi di feedback sull’accessibilità e
l’usabilità dello strumento da parte degli utenti e delle associazioni di cittadini e pazienti.
Per stimolare la conoscenza e l’uso del FSE sono necessarie campagne di sensibilizzazione regionali –
co-progettate con il Terzo Settore – che puntino anche a ridurre al minimo i timori legati alla privacy.
È indispensabile, inoltre, istituire un sistema di monitoraggio costante sulla qualità, completezza e
tempestività dei dati caricati nel fascicolo (garantendo il caricamento in tempo reale dei referti) dalle
diverse strutture sanitarie regionali e meccanismi correttivi. È cruciale anche fissare step cadenzati per
misurare il raggiungimento della piena interoperabilità tra i sistemi informativi intra ed extra regionali,
così come previsto dal PNRR.
Infine, per garantire l’efficacia del percorso, sarebbe utile introdurre incentivi per gli operatori sanitari e
far rientrare l’utilizzo attivo e corretto del FSE tra gli obiettivi dei direttori generali.
Adottando un approccio mirato, possiamo andare oltre il mero adempimento degli obiettivi del PNRR.
Ciò permetterà di sfruttare pienamente uno strumento che, innegabilmente, reca con sé significativi
benefici organizzativi e un innalzamento della qualità di vita di pazienti e caregiver.