CITTADINANZATTIVA UMBRIA
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Nell’odissea quotidiana dei cittadini per prenotare una prestazione (visita specialistica o esame strumentale), spesso si tende a fare confusione tra gli strumenti normativi che governano la sanità. Cosa cambia, davvero, tra il Piano Sanitario Nazionale (PSN) e il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA)? E come si colloca l’appropriatezza prescrittiva nella messa a terra regionale di questi due documenti?

Il PSN rappresenta la cornice strategica e triennale del Paese: decide che cosa il sistema sanitario deve fare, come ripartire i fondi pubblici e definisce i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) da garantire a tutti. Il PNGLA, invece, è uno strumento operativo e verticale: non progetta il futuro del sistema, ma interviene chirurgicamente per ottimizzare i tempi di accesso alle prestazioni. In sintesi, il PSN stanzia le risorse globali, mentre il PNGLA gestisce l'urgenza quotidiana agli sportelli CUP.

Oggi, in attesa che si possa comprendere e magari intervenire in un’ottica di co-programmazione sui contenuti del Piano Sanitario della Regione Umbria (in fase di scrittura) la visione strategica dei decisori istituzionali sul PNGLA è fortemente concentrata sull’appropriatezza prescrittiva.

È proprio quest’ultima ad aver tenuto banco nell’ultimo incontro dell'Osservatorio sui Tempi d'Attesa in Umbria dello scorso 22 settembre. L'appropriatezza prescrittiva è un parametro vincolante della sanità pubblica e consiste nel "fare la cosa giusta, al paziente giusto, nel momento giusto". Il medico non deve prescrivere un esame o una visita solo perché il paziente lo richiede o per "tranquillità" (la cosiddetta medicina difensiva), ma solo se quella prestazione è strettamente necessaria per formulare una diagnosi e impostare eventualmente una successiva terapia. Se un esame non cambia l'iter di cura del paziente, quell'esame è inappropriato.

Nulla di nuovo, dunque, in linea di principio: l'appropriatezza si conferma un tema centrale e ciclico, quasi un "faro" istituzionale che a scadenze regolari viene rispolverato ed evocato nelle agende politiche. In questo solco di continuità, la Regione Umbria prosegue nel suo percorso, volto a individuare e rinnovare strategie affinché una prescrizione medica sia sempre clinicamente motivata. Questo principio rappresenta la chiave di volta per far funzionare il piano di contenimento sulle liste d'attesa (PNGLA): se vengono prescritti esami inutili, le liste si intasano e, di conseguenza, chi ha davvero un bisogno urgente rischia di non trovare posto nei tempi stabiliti. L'appropriatezza, intesa in questo modo, serve quindi a selezionare la reale priorità.

Nonostante le buone intenzioni, il processo per costruire una "cultura" attorno a questo tema è lungo e complesso e non può diventare il paravento per giustificare i malfunzionamenti organizzativi. È pericoloso chiedere ai pazienti di fare i medici per comprendere quando la prestazione cui dovrebbero sottoporsi sia appropriata, ed è del tutto inopportuno colpevolizzarli se esprimono un bisogno di cura o di rassicurazione rispetto al proprio stato di salute.

Così, se da un lato è vero che ci sono pazienti che si sottopongono a una gastroscopia inappropriata (e invasiva) tre volte l’anno, è altrettanto vero che ci sono cittadini che non riescono a sottoporsi a una visita mirata da oltre due anni, sperimentando la netta percezione di un diritto disatteso.

A ciò si aggiungono quei cittadini che, dopo la “prima visita” (avvenuta nei tempi garantiti dal PNGLA), non ricevono un corretto orientamento su come proseguire il proprio iter: i pazienti vengono lasciati soli e senza una presa in carico reale per le visite e esami successivi. È in questo vuoto organizzativo che il naufragio, come quello dei marinai dell'Odissea attratti dal canto ingannevole delle Sirene, costringe le persone a tornare dal medico di famiglia, pretendendo la prescrizione di qualsiasi accertamento nel disperato tentativo di trovare una risposta. Una rincorsa spesso a esami superflui che è la chiara conseguenza di un sistema frammentato.

Crediamo fermamente che l'appropriatezza debba nascere da un'alleanza consapevole tra medico e paziente, fondata su un'informazione chiara e accessibile. Questa responsabilità, tuttavia, non può essere “caricata” unicamente sulle spalle del medico di famiglia, ma deve riguardare indistintamente tutti i professionisti sanitari, e gli specialisti in particolar modo.

I medici specialisti, tranne poche eccezioni, non possono limitarsi a essere meri erogatori di prestazioni isolate, delegando al paziente il compito di rimettersi in coda per i controlli o gli esami di secondo livello. Al contrario, sono chiamati a diventare custodi della continuità assistenziale: spetta a loro prescrivere e prenotare direttamente le prestazioni successive, chiudendo il cerchio del percorso clinico ed evitando che il cittadino venga abbandonato.

La risposta strutturale a questo bisogno di orientamento risiede nell'applicazione dei PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali): strumenti istituzionali pensati per prendere per mano il paziente e guidarlo dalla prima diagnosi ai controlli successivi. Qualcosa in Umbria si sta muovendo, come mostrano i recenti provvedimenti regionali per la riorganizzazione delle reti oncologiche e delle malattie rare ma al momento non abbiamo informazioni sugli esiti di un primo monitoraggio.

I PDTA sulla carta iniziano a esserci; spetta ora a tutti i professionisti sanitari, insieme alle istituzioni e alle associazioni di pazienti e cittadini garantire servizi efficienti, universali e tempestivi, applicando concretamente questi strumenti per impedire che il sacrosanto diritto alla salute si traduca in frammentazione e spreco per la collettività.

Proprio in quest'ottica, e a partire dagli spazi istituzionali offerti dall'Osservatorio regionale, l'intento di Cittadinanzattiva Umbria è quello di esercitare pienamente le prerogative di co-programmazione e co-progettazione. Vogliamo prendere in mano il recente Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa per tradurlo in una reale tutela territoriale, elaborando e presentando una serie di raccomandazioni che, partendo proprio dalle criticità rilevate dalla nostra organizzazione, vincolino le scelte istituzionali a una reale ed effettiva presa in carico dei pazienti.

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